|
Non salgo anch'io sul carro del "ve l'avevo detto", soltanto perchè non l'avevo scritto anche se abbondantemente previsto e, forse, auspicato.
Molti pensieri, sicuramente di sconforto, mi stanno passando per la mente e questa volta, una volta tanto, ho voglia di fotografarli. Ma mi sto accorgendo che non riesco a separare la sconfitta dell'Italia come squadra di calcio, dalla sconfitta molto più importante dell'Italia come sistema paese. Le mie riflessioni spazieranno dal calcio alla politica, certi concetti che esprimerò saranno sicuramente bivalenti, sia dal punto di vista sportivo che sociale.
Di errori ne sono stati fatti tanti, troppi. In tutti i campi, dal Sudafrica a Roma. Non entro nel merito dei valori sportivi e sulla legittimità di un'eliminazione. Può capitare che si sbagli una preparazione, che in un certo momento storico il campionato non esprima grandi talenti, che un arbitro, un palo, un infortunio o un rimpallo impediscano un percorso che poteva e doveva essere diverso. Quello che avevamo avuto in più dalla sorte, quattro anni fa, lo abbiamo ricevuto in meno questa volta e forse è giusto così. In fondo il grande slam, la vittoria ovunque dell'Inter di quest'anno, è stato un grosso indizio sui veri valori dell'attuale generazione calcistica. Il calcio italiano è stato dominato dalla squadra che aveva tutti stranieri, dove l'unico dal nome italiano, Balotelli, era di origine ghanese e più abbronzato di Obama, ma non è stato neanche convocato. Della serie "non tutti i mali vengono per nuocere" penso che sia stato un bene uscire subito dalla competizione, perchè è proprio questo genere di eventi che come schiaffi improvvisi in faccia a bambini viziati, possono portare ad esami di coscienza e assunzioni di responsabilità che altrimenti verrebbero rimandati, prorogati in eterno come certi decreti scomodi del governo. E' l'occasione per gli italiani (sportivi e non) di svegliarsi finalmente, di riuscire a capire che il mondo non è sempre a nostra disposizione, per soddisfare i nostri capricci, i nostri vizi. Niente è dovuto al caso o alla nostra solita, maledetta, arte d'arrangiarci. Le grandi conquiste non si ottengono grazie all'estro estemporaneo di qualche talento di passaggio, ma con la programmazione, il sacrificio, l'umiltà, valori che avevamo e che abbiamo irrimediabilmente perso, in tutti i campi. Quattro anni fa la vittoria, inaspettata quanto mai gradita, servì come colpo di spugna per dare un senso di pulizia ad un mondo che aveva appena mostrato la sua faccia peggiore, quella di calciopoli. Tutti noi esultammo, essendo pienamente coscienti che non era stata vera pulizia, ma soltanto un passaggio di panno superficiale, una spruzzata di acqua di colonia a coprire un fetore che non era stato sradicato, ma soltanto celato maldestramente. Stessa cosa è successa ad un livello più alto della nostra società. "Mani pulite" non ha sanato l'Italia, ha soltanto messo in evidenza una tendenza di corruzione diffusa e di malaffare che, paradossalmente, ora si è enormemente accentuata e incancrenita, proprio come un tumore inguaribile che a seguito di un intervento chirurgico invece di risolversi esplode in mille metastasi. Per uscire da quello scandalo, invece di agire come avrebbe fatto qualsiasi altro paese civile, punendo i colpevoli, è stato depenalizzato il falso in bilancio, è stata istituzionalizzata la corruzione, come un enorme condono, solito bieco mezzo di scambio che, invece di dimostrare quale via non s'ha da prendere, ci rende tutti partecipi e complici di una situazione ormai insostenibile. Il guaio dell'Italia non sono i politici o i commissari tecnici, ma sono gli italiani che li votano e li sostengono, che li viziano e li ammirano, con la loro atavica voglia di fregare il prossimo, con una lungimiranza inferiore a quella di una farfalla che ha solo poche ore di vita. Possibile che non ci si renda conto che in questo modo non si creeranno mai le condizioni per i nostri figli di vivere una vita, che ne so, magari anche migliore? Possibile che gli italiani, da sempre noti per la loro estrema generosità, disponibilità, apertura mentale, siano diventati un popolo di superficiali egoisti senza scrupoli, senza idee e senza cervello? Questo è uno dei motivi per cui noi italiani non facciamo più figli. Pensiamo soltanto a noi stessi e avere dei figli sarebbe un impegno con il futuro che non siamo più in grado di assolvere. Come se ne esce? Per quanto riguarda il calcio poco importa, basterà puntare più sulle nuove generazioni, creare le condizioni perchè si trovino maggiori stimoli, basterà ritrovare l'umiltà di aprire le porte ai figli di quegli extracomunitari che oggi stanno silenziosamente, ed a fatica, trascinando la nostra economia, quello che ne resta, con la loro opera sommersa di lavoro, nero, ma per gran parte onesto.
Per quanto riguarda la nazione, invece, la vedo molto più dura. Finchè si lascia l'Italia in mano a personaggi che vivono "borderline" con la legalità e che convivono quotidianamente ed istituzionalmente con i conflitti d'interesse, che si affidano dicasteri a persone dal dubbio passato, ad esempio soltanto per consentirne il "legittimo impedimento", finchè si accetteranno con la stessa ignavia dei calciatori italiani in Sudafrica, tagli fatti con l'accetta a progetti e sogni di chi ha buona volontà, invece di requisire i beni a chi li ha invece rubati, non si andrà avanti, anzi, si continuerà a cadere nel baratro più profondo.
E a questo punto non ci resta che tifare per un'altra squadra, sicuramente più meritevole della nostra. |